Carissime sorelle, benvenute in questa Casa tanto cara alla Famiglia Paolina perché voluta dal Primo Maestro come luogo di “rigenerazione nello spirito”, dove, per alcuni anni, anche papa Francesco è venuto per i suoi Esercizi spirituali. E proprio qui, nella festa della Santissima Trinità del 1961, in una delle stanze dell’ala Giaccardo, Maestra Tecla ha offerto la vita perché tutte le Figlie di San Paolo siano sante.
Ci sentiamo perciò «guidate da Alberione e custodite da Tecla», come recita la preghiera che ha accompagnato la preparazione del Capitolo generale, e sostenute dalla presenza orante dei membri della Famiglia Paolina e delle sorelle della congregazione, in modo particolare le ammalate e le anziane.
Con gioia, anche a nome del governo generale, accolgo ciascuna di voi: quelle che hanno già fatto esperienza di Capitolo e quelle che vi partecipano per la prima volta. Siamo tutte, comunque, emozionate, e forse anche un po’ intimorite. Siamo qui a nome di tutta la congregazione e sentiamo il peso – ma pure la grazia – della responsabilità affidataci, ci sentiamo forse inadeguate, impreparate… Se sono questi i sentimenti che albergano nel nostro cuore, siamo nel posto giusto. Il Signore ci “chiama in disparte”, ci ripete: “Non temete. Fidatevi. Affidatevi”, e ci stupisce: proprio nel momento in cui ci sentiamo più incapaci e insufficienti, Lui si fida di noi e ci affida una missione grande, nobile, necessaria.
In tutte le storie di chiamate riportate dalle Scritture, dall’Antico al Nuovo Testamento –anche quella di partecipare all’assise capitolare è una chiamata –, appare evidente che il Signore non chiama mai in base ai meriti o alle capacità delle persone, ma per pura grazia e misericordia.
Non siamo qui perché “abbiamo i requisiti”, ma perché lo Spirito ci ha cercate, ci ha scelte, ci ha condotte. E proprio questo ci dà forza: non contiamo su noi stesse, ma sulla potenza di Dio, sul suo Spirito che ci abita come fuoco bruciante, che ci abilita come maestro paziente, che ci spinge come vento leggero.
Se ci lasceremo condurre dallo Spirito, non ci fermeremo al lamento né alle nostalgie del passato. Vedremo, invece, opportunità in quello che è successo in questi anni, in ogni fatica vissuta una possibilità; in ogni insuccesso un terreno da fecondare, in ogni fallimento un passaggio verso l’inedito. Perché, anche nelle pieghe più dolorose della storia, c’è una soglia da attraversare, una luce che attende chi sa restare in ascolto. E ciò che ci aspetta potrebbe essere ciò che mai avremmo osato immaginare: una nuova fecondità per la missione, una nuova vita per le nostre comunità, una più piena realizzazione della nostra vocazione….
È quanto ci raccontano gli Atti degli Apostoli in una vicenda il cui epilogo è sintetizzato nella icona di Paolo con Lidia e le donne di Filippi che è davanti a noi, in quest’aula dove per 30 giorni pregheremo, penseremo, sogneremo, ci eserciteremo nell’arte dell’ascolto e della comunicazione, nella speranza, nella condivisione, nella comunione.
Penso che quanto Paolo ha vissuto sia paradigmatico per noi e possa indicarci come vivere l’esperienza capitolare. Metto in risalto solo alcuni punti, partendo dalla lettura del brano di Atti 16,9-15.
Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedonia e aiutaci!». Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo.
Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni. Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite. Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.
La prima cosa che risulta evidente dal testo è che l’evangelizzazione non è un progetto umano. Barnaba e Paolo erano una coppia collaudata, avevano un progetto chiaro, confermato a Gerusalemme: ritornare nelle comunità fondate per sostenerle e farle crescere. Il progetto salta subito fin dall’inizio perché i due apostoli litigano a motivo di Marco. A quel punto Paolo decide di spingersi con Sila in Asia Minore, territorio abbastanza omogeneo, più o meno della stessa cultura semitica dei Giudei, in forte ricerca religiosa da indirizzare verso Cristo.
Questo il nuovo piano. Ma lo Spirito sbarra loro tutte le strade.
Inutile, dunque, fare progetti? No, è necessario farli, ma dobbiamo imparare a credere che il vero progetto è avere gli occhi aperti sulla realtà. Perché Dio non agisce con le nostre idee, che sono talvolta la memoria di quello che abbiamo fatto e che vogliamo realizzare ancora. Dio è sempre nuovo e parla – anche – attraverso la realtà che accade. Emmanuel Mounier, filosofo francese, direbbe che quanto avviene è il nostro “maestro interiore”.
I progetti di Dio non sono cose nate a tavolino, oggetto di studio, di esperienze testate, di gente molto competente… Sono fatti anche di fallimenti, che però è necessario “leggere”. E se una strada si chiude, vuol dire che ce n’è un’altra.
Quando ogni via sembra chiusa, arriva il sogno… Dopo tanto vagare, tanti impedimenti da parte dello Spirito, finalmente c’è una visione notturna, un Macedone che supplica: «Vieni in Macedonia e aiutaci!».
L’inquietudine del sogno spiazza Paolo e apre scenari totalmente nuovi: da protagonista dell’evangelizzazione, Paolo si fa collaboratore dello Spirito.
E così la Chiesa sbarca in Europa. Non con eventi clamorosi ma in punta di piedi, attraverso l’ascolto e l’incontro. Non c’è sinagoga a Filippi, ma lungo il fiume, fuori della porta, un gruppo di donne si raccoglie in preghiera.
E lì, in quello spazio apparentemente marginale, la Parola incontra un cuore pronto: quello di Lidia. Il testo dice: «Il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo». Il verbo greco usato – diènoixen – è lo stesso che descrive il dilatarsi dell’utero al momento del parto. È, dunque, una nascita, un venire alla luce, una fede che germoglia da dentro, come se la Parola facesse emergere ciò che in lei era già vivo, ma non ancora pronunciato.
Lidia, donna credente, ospitale, determinata, diventa la prima cristiana d’Europa. Accoglie la Parola, si fa battezzare con tutta la sua casa, e poi «ci costrinse ad accettare» la sua ospitalità, dice Paolo.
È l’irruzione della grazia: una nuova comunità nasce da un incontro, da una preghiera condivisa, da un cuore che si apre.
Carissime, anche per noi questo è tempo di visione, di ascolto, di discernimento. Un tempo per seguire la bussola dello Spirito, disposte anche a cambiare rotta, lasciandoci sorprendere e inquietare dai sogni, ispirare dalla Parola, condurre dalla realtà. Manteniamo il cuore aperto, come Lidia, perché il Signore possa continuare a generare vita nuova attraverso di noi. E, come Paolo, diventiamo “complici” dello Spirito, fedeli anche a ciò che ci supera ma che ci trasforma.
Il Capitolo generale, epiclesi in atto
Alla luce di quanto appena detto, il Capitolo generale è come un’invocazione continua dello Spirito, “un’epiclesi in atto”, perché il Soffio del Risorto sia presenza che ispira, apre i cuori e le menti, li rende docili, deponendovi il suo frutto che «è amore, gioia, pace» (Gal 5,22).
Prendendo a prestito le parole pronunciate da papa Francesco nel discorso di apertura del Sinodo sulla sinodalità, il 4 ottobre 2023, possiamo anche noi affermare che «protagonista del [Capitolo] non siamo noi, è lo Spirito Santo, e se noi lasciamo posto allo Spirito Santo, il [Capitolo] andrà bene».
Per questo, priorità del Capitolo è l’ascolto. In questa “pausa” della congregazione, ma anche della Chiesa – perché un Capitolo è anche evento ecclesiale, interessa tutta la Chiesa – ci mettiamo in ascolto: di Dio, della realtà della Chiesa nel mondo, tra noi, di noi stesse.
“Cibo” per il nostro cammino è la Parola che, grazie all’azione silenziosa e sottile dello Spirito, diventa parola viva nell’esperienza di questi giorni. Dall’ascolto delle Scritture trarremo le parole che ci scambieremo nel dialogo e nel confronto, saremo aiutate a mettere a fuoco le urgenze, le domande, le ricerche per poter tracciare linee affidabili e autorevoli per il percorso futuro.
Questi elementi, appena accennati, sono ben riassunti nella preghiera dell’Adsumus Sancte Spiritus (Noi stiamo davanti a te, Spirito Santo) che, nella tradizione cattolica apre ogni Concilio, ogni Sinodo, ogni Capitolo della vita religiosa. Preghiera che, ora, pronunceremo insieme.
siamo tutti riuniti nel tuo nome.
Vieni a noi,
assistici,
scendi nei nostri cuori.
Insegnaci tu ciò che dobbiamo fare,
mostraci tu il cammino da seguire tutti insieme.
Non permettere che da noi peccatori sia lesa la giustizia,
non ci faccia sviare l’ignoranza,
non ci renda parziali l’umana simpatia,
perché siamo una sola cosa in te
e in nulla ci discostiamo dalla verità.
che agisci in tutti i tempi e in tutti i luoghi,
in comunione con il Padre e con il Figlio,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Vi anticipo ora alcuni orientamenti che saranno meglio esplicitati nell’apertura del Capitolo, dopo gli Esercizi spirituali.
Prima di tutto desidero esprimere, anche a nome di tutte voi, il grazie alle sorelle della Commissione che è stata incaricata di preparare il Capitolo generale: sr Nadia Bonaldo, sr Gissela Galarza Mendoza, sr Beatrice Iguem, sr Melba Grace Lobaton, e le consigliere generali sr Bruna Fregni e sr Clarice Wisniewski.
Il Capitolo vero e proprio inizierà venerdì pomeriggio 12 settembre con l’apertura ufficiale e l’approvazione dell’Iter.
Ora viviamo le giornate introduttive guidate dalla Commissione centrale provvisoria, formata dalla Superiora generale in qualità di Presidente, dalla Segretaria generale come Segretaria del Capitolo, dalle due sorelle più giovani – sr Emily Beata Masrh e sr Noelia Raquel Toro – nel ruolo di scrutatrici.
Al Capitolo generale sono presenti alcune sorelle non capitolari invitate dal Governo generale per svolgere alcuni servizi.
Svolgeranno il compito di traduttrici: sr Anne Joan Flanagan e sr Margaret Edward Moran, per la lingua inglese; sr Helena Cho, per la lingua coreana.
Collaboreranno per la gestione del sito paoline.org: sr Teresa Braccio, sr Daniela Son, sr Wendy Ooi.
Per le foto nella sala capitolare: sr Josephine Idowu e sr Julia Park.
Per la segreteria tecnica e l’infermeria: sr Saveria Kim.
L’animazione della liturgia, durante gli Esercizi spirituali, è affidata alle sorelle del Governo generale.
All’apertura del Capitolo, informeremo su altri servizi affidati a sorelle capitolari.
«Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice…» (cfr. Ap 2,7)
Il Capitolo generale viene spesso definito “una nuova Pentecoste”. Ma perché lo diventi davvero – non solo nelle parole, ma nella verità viva della nostra esperienza – è necessario, lo ripeto, che ciascuna di noi si apra all’ascolto. Un ascolto interiore, profondo, docile, per accogliere ciò che lo Spirito ha da dire, proprio a noi, proprio oggi.
Solo così nascerà una lingua nuova, una lingua “altra”, una lingua universale che tutte potremo comprendere: la lingua dell’amore che sa vedere l’altro con tenerezza; la lingua del dono che si spende senza calcoli; la lingua del cuore disarmato che non si difende ma si consegna, e proprio per questo disarma chi incontra.
Sorelle, in questi giorni di Esercizi apriamo il cuore all’effusione dello Spirito Santo. Lasciamo che scenda su ciascuna di noi come in quella stanza alta di Gerusalemme, e ci trasformi dall’interno, personalmente e come comunità capitolare. Il resto… sarà sorpresa, sorpresa dello Spirito, che non smette mai di soffiare dove vuole, come vuole, quando vuole.
A sostenerci e accompagnarci in questo cammino sia la potente intercessione del Primo Maestro e di Maestra Tecla, la cui esistenza è stata così “abitata” dallo Spirito da diventare profeti di vita, seminatori di speranza, pellegrini instancabili verso l’avvenire di Dio.
Ariccia, 7 settembre 2025
